Armonie – e dissonanze – sul pentagramma dei pronomi

Che musica è prodotta dalla pandemia di covid-19? Proviamo a immaginarla distribuendo i nostri comportamenti sul pentagramma dei pronomi personali: quelle parolette che costituiscono il codice genetico da cui si sviluppa la vita: personale e sociale. Cominciando ovviamente dall’Io. Il più fondamentale dei pronomi, senza il quale non c’è consapevolezza; potenzialmente anche il più odioso. Quando canta da solista può generare stridule dissonanze. Soprattutto se è il pilastro centrale di quella religione che si chiama egolatria. Certo, è la colonna vertebrale dell’assunzione di responsabilità, quella che si esprime in un “IO mi prendo la responsabilità” (di decisioni necessarie, in un contesto di autorità balbettanti e contraddittorie, che hanno accreditato l’immagine di “scimmie al volante” riferita a politici, amministratori e autoaccreditatisi esperti che ci hanno guidato in tempo di pandemia); “IO sono responsabile della protezione dei più fragili”. E adotta questi comportamenti in rapporto con il TU. “Mi metto la mascherina, mantengo i distanziamenti prescritti perché la Tua salute mi sta a cuore”. Ma l’IO – soprano femminile, tenore maschile, controtenore … – può anche intonare un “Di te non m’importa niente”. Può rivendicare una resistenza a oltranza contro ogni limitazione di libertà; può innalzarsi nell’acuto del negazionista: “Tutte fandonie per paralizzare i cittadini e renderli succubi di una dittatura soft; Io so come stanno veramente le cose”. Oppure di fronte al TU la mascherina può diventare l’espressione della diffidenza sistematica: “Ognuno è un potenziale untore e IO proteggo me stesso: stammi lontano — Tu!”.

Diversi IO si possono aggregare in NOI. Quel noi che diventa un canto corale: “Noi condomini, noi infermieri, noi medici…”. E trovare delle sintesi che nella normalità non era dato registrare, come: “Collega, mi aiuti?” – perché la scienza annaspa nelle spiegazioni; io sono al limite delle mie forze e se ci uniamo forse possiamo ottenere di più…-. È l’inusuale rubrica che ci è dato di trovare nel sito internet, frequentato da 100.000 medici, dal quale è stato tratto il volume: Emozioni virali (Il Pensiero Scientifico). Il Noi crea le migliori armonie quando tutte le forze, di solito antagoniste, si alleano per un obiettivo comune: per esempio lo sforzo sinergico e collaborativo dei ricercatori e delle aziende che costituiscono Big Pharma per la creazione di vaccini. Altro motivo felice del canto comune: “Noi ci fidiamo del vaccino; la nostra libertà individuale confluisce in una comunità solidale. Siamo infatti diventati consapevoli che ci si salva solo insieme: se non è collettiva, la salvezza è impossibile”.

Anche il pronome Noi produce possibili dissonanze. Succede per esempio quando il NOI diventa un’aggregazione battagliera contro il VOI. Rivendicando “Prima i nostri”; o “Prima quelli impegnati nella produzione, poi quelli che l’economia del Paese trascina a rimorchio”. Il Noi può diventare stridulo soprattutto quando nella palude delle vittime spuntano ESSI: quelli dei quali possiamo fare a meno, perché troppo anziani (dare la priorità nelle terapie intensive ai pazienti con maggiore speranza di vita …), perché non più produttivi. Nessuno osa esprimere un cinico senso di liberazione per aver scaricato dalla società un buon numero di pesi morti, ma con un po’ di applicazione nella musica dominante il motivo nascosto può essere individuato. Perché quando la zattera galleggia a stento e rischia di portare tutti a fondo, bisognerà pur alleggerire il carico, senza pietismi…

Nel canto emerge anche il diverso valore di LUI/LEI, a seconda che abbia o no un legame profondo con l’Io e con il Noi. Perché questa terza persona può andare a finire nella discarica di ESSI: quelli che né gli affetti, né gli interessi mantengono sistematicamente legati all’Io e al Noi. Massimamente quando fossero gettati sulle nostre rive dalla risacca dell’immigrazione.

 Per una società diversa abbiamo bisogno che su tutti i pronomi i canti si armonizzino, senza stonature. Io proteggo dal virus Me e Te; insieme Noi proteggiamo Lui/Lei, che è il più debole; ci diamo una mano per tirarci fuori dalla crisi economica in cui siamo precipitati: Noi e Voi insieme. Essi, i più lontani dai nostri interessi, ci faranno scoprire una società nuova. Il titolo del canto? Potrebbe essere: “FRATELLI TUTTI”.



La proposta di “Armonie” ha girato, nella posta elettronica e in rete, suscitando, commenti, riflessioni, adesioni e riserve, libere associazioni di pensieri. Come era nel suo intento. Di seguito la scelta di alcuni interventi. Affinché non vadano perduti ‘come lacrime nella pioggia’.

Comments 22

  • Sandro GambiniGennaio 11, 2021 alle 12:00

    L’uso sapiente delle parole e soprattutto dei pronomi rende chiara la necessità impellente di declinare ogni interesse verso la collettività e non verso l’individuo, così che anche la vaccinazione diventa liturgia e celebrazione di amore fraterno.

  • Eliso LongoGennaio 11, 2021 alle 11:58

    Speriamo di imparare presto, senza stonature, il canto che suggerisci e che potrà affratellarci armoniosamente grazie al semplice pentagramma che proponi e che faccio mio, naturalmente. E’ facile da imparare e quindi non avrò scuse quando dovrò intonarlo assieme ad altri. Non devo aspettare che il coro sia numeroso, devo solo aggiungere la mia voce senza nessun calcolo.

  • Mariacristina GregoriniGennaio 11, 2021 alle 11:57

    Un bel canto, da cantare in coro.
    Davvero siamo circondati da terribili dissonanze, eppure ci deve essere il modo di cercare, e raggiungere, l’armonia. Io ci provo, ricordando a me stessa, tutte le volte che mi lamento di qualcosa, che -fino ad ora- la mia famiglia ed io stiamo bene, il mio reparto lavora bene e riesce a curare le persone che ne hanno bisogno, non ci manca nulla, siamo al caldo, mangiamo (troppo)…..Che dire quando si vedono persone scalze nella neve in fuga dall’orrore chiedere aiuto per sopravvivere? Come resistere quando si sente una madre dire “ho riconosciuto mio figlio dalla punta del naso; sul suo volto ho visto tutto il male del mondo”…
    E solo poche, sporadiche voci che si levano indignate con piccole meravigliose proteste…
    Sperare di uscirne migliori, ma è difficile credere che gli uomini capiscano e mettano da parte gli interessi economici e il potere…

    Io sono laica, ma da anni saluto le persone in ospedale con il saluto francescano “Pace e bene”: una meravigliosa sintesi dell’essenziale. Fratelli tutti; queste quattro parole basterebbero a rendere il mondo migliore.

  • Linda NataliniGennaio 11, 2021 alle 11:49

    Proviamo a cantare e a creare nuove armonie, perché no?! Sono accettate anche le voci un po’ stonate, ma piene d’amore.

  • Guido MiccinesiGennaio 11, 2021 alle 11:49

    Ne usciremo con una strettissima porta da cui transitare, come nei mosaici del battistero di Firenze transitano le anime invitate ad entrare in Paradiso.
    Tornerà l’idea che bastava farsi piccoli, pensare agli altri, avremmo ricevuto il centuplo già quaggiù, tornerà lo scontro con quello che non ci sta, anzi Quello (non Quelo)

  • Violetta PlotegherGennaio 11, 2021 alle 11:47

    Proprio oggi ho ascoltato la nona sinfonia di Beethoven e mentre la musica e il canto mi permettevano di immergermi nel momento, pensavo che ci sono sintonie anche fra le persone che ci danno le stesse emozioni, che possiamo percepire molto chiaramente quando diamo la stessa attenzione che diamo all’ascolto della musica nelle relazioni che abbiamo.
    Si potrebbe davvero allenarsi ad ascoltarlo di più questo coro armonioso della fratellanza!
    Nonostante tutte le difficoltà che viviamo, è questa la musica vitale che ci dà il motivo per continuare il nostro viaggio…

  • Andrea PaceGennaio 11, 2021 alle 11:46

    Certo questa strana situazione può essere un’occasione per metterci in contatto con le nostre fragilità e quindi far crescere il bisogno degli altri e il senso della collettività, della polifonia.
    Le tue parole mi fanno venire in mente Martin Buber, il filosofo del NOI.

  • Barbara ChiapussoGennaio 11, 2021 alle 11:45

    Essere un NOI è difficilissimo, sarà per l’istinto di sopravvivenza insito in ciascuno di noi (un noi che qui è solo riferimento di comparazione- io nel noi) o per l’ipertrofia dell’IO rafforzata con il passare degli anni. Tutti crediamo di avere la voce migliore, se ci pensiamo in un coro; tutti pensiamo di meritare la parte da solista. La società stessa, attraverso i social, esprime perfettamente questo bisogno di cantare da soli…anche se stoni, anzi forse perché stoni diventi ‘virale’ e tutti ridendo ti condividono facendoti diventare un ‘personaggio’. In breve, temo che non sarà facile essere un coro o un’orchestra che si affida alle sapienti mani del Maestro. Proviamoci….

  • Carlo TempestiniGennaio 11, 2021 alle 11:39

    Ho letto le tue belle parole e le tue speranze che sono sicuramente le speranze ed i propositi di tanti, ma purtroppo non di tutti e, forse, neppure della maggioranza. Sarebbe bello e più facile remare tutti insieme nella stessa direzione, o meglio, cantare tutti insieme “Fratelli tutti”, ma troppi interessi ci dividono e l’IO interesse non sarà mai NOI interesse, ma continuerà ad essere NOI contro il VOI. Troppi movimenti sono nati con questo intento e presto naufragati con la speranza di vedere un mondo migliore. Ricordo con nostalgia giovanile la canzone IMAGINE di John Lennon….Comunque grazie di avermi fatto partecipe di questo coro perché io canterò volentieri “Fratelli Tutti”. Ma ti avverto: sono profondamente stonato.

  • Pier Paolo DonadioGennaio 11, 2021 alle 11:38

    La pandemia avrebbe potuto? potrebbe? potrà? (in scala ascendente di ottimismo) portare a ripensamenti, nuove solidarietà, canti nuovi?
    Difficile scegliere la giusta declinazione del verbo potere.
    Temo che, mentre quelli che ne erano consapevoli da prima lo diventeranno ancor di più, quelli che berciano al complotto, quelli che “prima gli italiani” quelli che “fatti li cazzi tua” nemmeno la pandemia li smuoverà.
    Per contro non dimentico la parabola del lievito…….

  • Alberto RicciutiGennaio 11, 2021 alle 11:34

    Che bella partitura hai scritto! È bella anche perché tutti la possono cantare e, individuata la giusta tonalità, unirsi al coro.
    Allora iniziamo… IO ci sono!

  • Simonetta EspostoGennaio 11, 2021 alle 11:33

    Mi unisco anch’io senz’altro al canto antico e nuovo, di amore e fraternità.
    In attesa di abbracci veri, le parole di Chandra Livia Candiani:

    L’universo non ha un centro,
    ma per abbracciarsi si fa così:
    ci si avvicina lentamente
    eppure senza motivo apparente,
    poi allargando le braccia,
    si mostra il disarmo delle ali,
    e infine si svanisce,
    insieme,
    nello spazio di carità
    tra te
    e l’altro.

  • Antonio AutieroGennaio 11, 2021 alle 11:32

    Melodico il tuo augurio di nuovo anno. E da accogliere il tuo invito a cantarne insieme il canto. È l’unica verità a cui vale la pena affidarsi, “verità sinfonica”.
    Le sillabazioni dei pronomi sono provocazioni da non disattendere. E questa è la mia speranza all’esordio di un nuovo anno: che non si lasci cadere nel vuoto l’appello che la vita ci va rivolgendo.
    Certo noi non siamo greci (neppure nella lingua). Se lo fossimo avremmo anche il noi e il voi in forma duale – una forma che esprime la radice più vera dell’agire in “rel-AZIONE”: non il diffuso, amorfo cerchio del noi o del voi, ma quel faccia a faccia (seppur in maschera), quel corpo a corpo (quando nuovamente sarà possibile) dell’altro e del me, quell’Io e quel Tu, concreto e segnato dai volti, dal loro esserci, il loro volersi, sapersi porre in relazione. Un duale non fissato una volta e per tutte, ma mobile, aperto, performativo, schietto, di volta in volta e di costellazione in costellazione con cui sboccia, si affaccia al nostro sguardo.

  • Ubaldo SagripantiGennaio 11, 2021 alle 11:28

    La ringrazio di questa pagina e della composizione sinfonica del finale in essa contenuto:
    “Per una società diversa abbiamo bisogno che su tutti i pronomi i canti si armonizzino, senza stonature. Io proteggo dal virus Me e Te; insieme Noi proteggiamo Lui/Lei, che è il più debole; ci diamo una mano per tirarci fuori dalla crisi economica in cui siamo precipitati: Noi e Voi insieme. Essi, i più lontani dai nostri interessi, ci faranno scoprire una società nuova. Il titolo del canto? Potrebbe essere: “FRATELLI TUTTI”.
    Lei ha ripreso tutti i temi e le tonalità della composizione, li ha armonizzati con la “fuga” e il “crescendo” che sommati sono davvero potenti, veri e belli; se mi permette, vi troverei un rimando all’ultimo Rossini. Non posso che ringraziarla di ciò, poiché certamente conforta ricevere una partitura come questa. Vuol dire che ci sono un Autore e una Musica interpretabile che esistono qui e adesso; che si può cantare. Ora dobbiamo trovare Soli, Coro, Direttore e Orchestra… è questo il lavoro, solitario e doloroso! Sosteneva la Arendt: «La società di massa non vuole cultura, ma svago», e aveva ragione. Per fare musica ci vuole cultura della musica, bisogna studiarla, esattamente come la cultura della responsabilità, che non è una dotazione istintuale ma una faticosa e continua formazione a cui ogni cittadino dovrebbe partecipare e contribuire. Così non è. Ecco che allora si trovano ottimi musicisti “sparsi” che sono difficili da mettere insieme in un’orchestra; altrettanto per i coristi. Di Soli invece, specie sedicenti tenori e soprani, ovvero narcisisti più o meno patologici (ma oggi la soglia si è alzata di molto) se ne trovano ovunque e a poco prezzo. Siamo in una società di “Soli”, di cui molti sordi a qualsiasi musica. Mi permetta di ricordare un Maestro quale Sesto Bruscantini, che soleva dire: ” Non è tanto importante se canti o se ascolti: la Musica è importante!”. In queste sue parole trovo l’unica risposta possibile, nella sua umiltà di vero grande artista e quindi “anti-narcisista”, la condicio sine qua non che è il riconoscimento della musica.
    La fratellanza e la musica, come lei pone in metafora, presuppongono una condivisione di senso e di valore che oggi è rarefatta, dissonante e discontinua (non voglio ancora proferire: assente). Si potrebbe postulare che il discrimine possa essere la cultura, ma non lo credo; piuttosto sono convinto che ciò che viviamo sia la risultante dalla programmata e costante diffusione delle “in-cultura”; “dis-cultura”; “anti-cultura” disumane della società consumistica, come lo stesso Papa Francesco ha più volte denunciato. Formano una composizione semplice in “forma monopartita”: Meno capisci più ti frego: più ti frego più compri: più compri più credi di somigliare a me che vendo: più vendo e più arricchisco: più io arricchisco più tu impoverisci (di beni e valori) meglio riesco a fregarti! Questa roba non è trascrivibile per coro e orchestra, non prevede fratellanza. Certamente sotto questo giogo è più facile soccombere alle superstizioni no-vax, terrapiattiste e complottiste, rimanere accecati e spaventati. Eppure il mondo prosegue: questo non lo nego. È altrettanto e inspiegabilmente vero.

  • Fabrizio ArtioliGennaio 11, 2021 alle 11:25

    L’armonia dei pronomi che esplode come un “fuoco d’artificio” in “Fratelli tutti” è non solo interessante, ma appassionante. Sono quindi con te. Ma questo è un tempo strano, unico nella storia dell’ultimo secolo. Vi sono stati momenti tragici, anzi drammatici, imparagonabili ad ogni altro nella storia dell’umanità; ma mai, se ci pensi bene, un momento in cui dell’altro vedevi solo gli occhi, nessun volto, siamo tutti uguali, se non fosse per gli occhi. Ed allora mi viene in mente la canzone di un amico cantautore morto di tumore: ”Se anche un giorno, amico mio, dimenticassi le parole, dimenticassi il giorno e l’ora o s’era notte o c’era il sole, non potrò mai dimenticare cosa dicevano i tuoi occhi……Così parlavo in fretta io per non lasciare indietro niente, per non lasciare indietro il male e i meccanismi della mente e mi dicevano i tuoi occhi ch’ero già stato perdonato…..e adesso torna da chi sai, da chi divide con te tutto, abbraccia forte i figli tuoi e non nascondere il tuo volto, perché dagli occhi si capisce quando la vita ricomincia ”. Gli occhi: memoria, perdono, rinascita. Se sapremo riscoprire dentro di noi questi sentimenti, forti, prepotenti, difficili, allora forse, ci sentiremo fratelli fino in fondo.

  • Don Massimo AngelelliGennaio 11, 2021 alle 11:24

    Sarebbe proprio bello se imparassimo qualcosa da questa pandemia, una speranza che ogni giorno viene attaccata dall’ignoranza e dalla brutalità dei tempi. Credo che l’unico vero frutto buono che possiamo cogliere da questa esperienza sia una rinnovata visione di interdipendenza sociale, una chiara interconnessione del bene salute mio e della comunità che mi ospita. Contro ogni individualismo ed egoismo imperante, siamo connessi dallo spazio che abitiamo. Dobbiamo re-imparare a pensare all’altro come fonte di bene, per me e per tutti, così come il creato che abito devo tutelarlo per il mio bene e di tutti.

  • Renzo ZanonGennaio 11, 2021 alle 11:21

    Grazie per il proposto “canto nuovo” per una società nuova e diversa! Volentieri unisco anch’io la mia pur flebile voce al coro “Fratelli tutti”, nella consapevolezza che essa può acquistare diverso vigore e valore solo se inserita in un canto che ci accomuni tutti.
    Auspico che possa trovare in tutti l’invito di papa Francesco: insieme al vaccino per il corpo, ricerchiamo il vaccino per il cuore, imparando a prenderci cura anche dell’altro!

  • Carla NociGennaio 11, 2021 alle 11:20

    Lo spero davvero anch’io: un canto che possa accogliere le voci di tutti, da quelle stentoree e possenti di chi “sa come cantare”, a quelle fievoli e sottotono di coloro che, generalmente, sono escludi dal coro.

  • Moreno LiruttiGennaio 11, 2021 alle 11:19

    Come sindaco di Tavagnacco (Udine) non posso che ringraziarti delle tue parole e lavorare perché anche questa comunità parli sempre la lingua della solidarietà e del bene comune!

  • Nino SalviaGennaio 11, 2021 alle 11:18

    Confidiamo veramente (anche se nutro qualche perplessità vista la pletora di “negazionisti”, o in qualunque modo li si voglia chiamare, che anche in questa circostanza si sono palesati) che si possa essere “Fratelli tutti”: almeno nelle idee e magari anche nelle opere.

  • Marco BobbioGennaio 11, 2021 alle 11:17

    Sarebbe bello un coro che con varie voci creasse un’armonia. Purtroppo gli egoismi del genere umano fanno prevalere l’Io sul Tu e il Noi sul Voi. Altrimenti non ci sarebbe bisogno di leggi, disposizioni e regole perché non ci sarebbero sopraffazioni e usurpazioni. Un richiamo alla coralità è sempre necessario.

  • Leonardo SperiGennaio 11, 2021 alle 10:35

    Un vero piacere leggere il tuo scritto che chiamerei “partitura contrappuntistica per pronomi bifronti”. Un gioco di equilibrio, questo, anche dentro di noi… perché entrambe le polarità sono in gioco nella gruppalità interna di ciascuno di noi.

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