Bioetica e grandi religioni

Book Cover: Bioetica e grandi religioni
  1. Spinsanti - L. Ancona - L. Boggio Gilot - D. Mongillo - P. Scabini - G. Crocetti - M. Tejera de Meer - N. Borri Alimenti

BIOETICA E GRANDI RELIGIONI

a cura di Sandro Spinsanti

Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1987

  1. 9-20

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 INTRODUZIONE

I capitoli di questo libro, anche se nati dalla penna di autori diversi, hanno tra loro un legame originario, che va subito esplicitato al lettore: sono voci di una prestigiosa enciclopedia specialistica, l'Encyclopedia of Bioethics. Pubblicata in America nel 1978 - quattro poderosi volumi di grande formato, per più di 1900 pagine complessive - è diventata ben presto un punto di riferimento obbligato nell'ambito della «bioetica». Quando l'enciclopedia è apparsa, la parola andava opportunamente messa tra virgolette. Si trattava di un neologismo, ottenuto accostando due parole greche: bios, la vita, ed éthike, l'etica, ovvero la riflessione filosofica sul comportamento umano dal punto di vista delle supreme questioni di ciò che è bene e ciò che è male dal punto di vista morale. La bioetica, dichiarava esplicitamente l'introduzione dell'enciclopedia, può essere definita come «lo studio sistematico della condotta umana nell'ambito delle scienze della vita e della sanità, in quanto questa condotta è esaminata alla luce dei valori e dei principi morali».

L'accoglienza del nuovo termine non è stata ovunque entusiasta; le opposizioni e le riserve, specialmente nelle aree linguistiche non anglosassoni, non sono ancora completamente estinte. «Perché non continuare a usare la denominazione più tradizionale di “etica medica'?», osservano i critici. Nella presentazione dell'opera Warren Reich, curatore dell'Enciclopedia, argomenta in modo decisivo a favore del neologismo, sostenendo che la bioetica si differenzia dalla tradizionale etica medica in quanto abbraccia un ambito di problemi più inclusivo, e nasce da una sensibilità nuova. L'aggettivo «medica», come qualificativo dell'etica, è restrittivo. Oggi non sono solo i medici che si pongono interrogativi etici, ma anche altri professionisti della salute: psicoterapeuti e assistenti sociali, amministratori e politici, sempre più spesso confrontati con scelte che hanno profonde implicazioni morali. La cura della salute

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nel mondo contemporaneo è un'impresa dalle vaste diramazioni, di cui l'attività propriamente medica costituisce certamente il modulo centrale, ma tutt'altro che unico ed esclusivo. Il concetto di salute comprende, oltre al benessere fisico, anche quello psichico, sociale e spirituale; la professione medica non ha più l'esclusiva della cura della salute, e quindi neppure degli interrogativi etici ad essa connessi.

In secondo luogo, molti dei problemi etici più acuti sorgono oggi non tanto nel contesto della terapia, quanto in quello della ricerca, sia in biologia che in medicina. Si pensi, ad esempio, alle manipolazioni delle strutture genetiche delle cellule viventi, che hanno dato origine alla «bioingegneria» e alla «biotecnologia», e ai conseguenti interrogativi etici sulla liceità di questo genere di interventi sulla natura. Le bioscienze – ovvero le scienze che trattano gli organismi viventi e i processi vitali - si presentano come una nuova frontiera per l'umanità, foriera di molte speranze, ma anche di numerose preoccupazioni, nate al di fuori dell'ambito dell'etica medica del passato.

Anche i problemi etici più tradizionali che il medico poteva incontrare nella sua professione – pensiamo alla sterilizzazione o all'interruzione volontaria della gravidanza – acquistano una nuova fisionomia sullo sfondo delle prospettive demografiche e ambientali attuali. Più esplicitamente che in passato, la protezione e la propagazione della vita hanno una connotazione sociale; anche le scienze sociali, oltre a quelle bio-mediche, si pongono interrogativi etici. La preoccupazione per la vita, infine, ha acquistato ai nostri giorni una connotazione ecologica: la vita umana non può essere completamente isolata da quella animale e da quella vegetale. Tutta la «biosfera» viaggia su un fragile vascello nello spazio e nel tempo; profonde interdipendenze legano ogni forma di vita all'altra: la responsabilità morale dell'uomo non si può esercitare esclusivamente su di una, ignorando le altre. La bioetica, assumendo il punto di vista della biosfera, si configura come un agire responsabile nei confronti della vita, in tutte le sue manifestazioni.

Forse non tutti i puristi sono rimasti convinti dalle argomentazioni a favore della bioetica. Sta di fatto, tuttavia, che l'uso del termine si è sempre più consolidato, tanto che oggi ci si può arrischiare a non metterlo tra virgolette... Un'opera essenziale di convalidazione ha svolto indubbiamente l'Ency

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clopedia of Bioethics. L'opera è apparsa quando la bioetica come disciplina era appena agli inizi. Nella storia della cultura accademica è la prima volta che un'enciclopedia appare prima che il campo di conoscenze di cui tratta sia ben definito e ampiamente riconosciuto.

L'Enciclopedia stessa ha contribuito, con la sua autorevolezza, a modellare l'intero settore fin dal suo sorgere, a cominciare dal nome stesso della disciplina.

I quattro volumi offrono, in 315 articoli, una trattazione esaustiva di tutto il campo della bioetica. Nell'immenso materiale possiamo individuare i concreti problemi etici e legali (con le specifiche questioni normative: che cosa è lecito e che cosa non è lecito fare, sia nella prospettiva della legge che in quella dei valori morali) che si presentano nella pratica delle professioni sanitarie e delle scienze della vita: rapporto terapeutico, ricerca biomedica, salute mentale, sessualità, contraccezione, sterilizzazione, aborto, genetica, tecnologie riproduttive, trapianti di organo, prolungamento della vita ed eutanasia, demografia, ambiente ecc.; la fondazione concettuale della bioetica in quanto disciplina filosofica, che possiamo chiamare «metabioetica»: i diversi sistemi etici, nonché i princìpi ai quali si riferiscono e con cui giustificano i giudizi morali relativi ai problemi concreti; la storia dell'etica medica, nei vari Paesi, culture ed epoche; le diverse discipline che afferiscono alla bioetica, fornendole i presupposti del suo sapere specifico: la biologia e la medicina, la psicologia e la sociologia, le scienze politiche e il diritto, l'antropologia e la storia, la teologia. E precisamente tra le voci di natura teologica che abbiamo selezionato quelle che costituiscono il presente volume.

L'Encyclopedia of Bioethics dà un notevole spazio all'apporto delle tradizioni religiose nella costituzione della bioetica. L'o- pera è stata concepita con un respiro universale, che ha portato a estendere l'ascolto, oltre che alle diverse tradizioni filosofiche, anche a tutte le grandi religioni mondiali. Rappresentanti e studiosi del buddismo, del confucianesimo, dell'induismo e del taoismo hanno esposto, in altrettante voci dell'Enciclopedia, il punto di vista delle rispettive religioni su ciò che è bene o male, giusto o sbagliato, nelle questioni bioetiche. Nel concerto delle varie religioni, la nostra scelta ha privilegiato quelle del monoteismo rivelato: islamismo, ebraismo e cristianesimo

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nell'articolazione delle tre grandi confessioni: ortodossa, protestante e cattolica. Perché il punto di vista di queste religioni, piuttosto che di altre?

A giustificazione di questa selezione, possiamo addurre ragioni di diversa natura. Il criterio della prossimità, anzitutto: la vicinanza culturale, oltre che geografica, ci porta a privilegiare queste tradizioni religiose, piuttosto che altre. Il discorso è ovvio per l'ebraismo e il cristianesimo; ma anche l'islamismo non si situa più ai confini del nostro mondo culturale, essendo pronunciato il processo di penetrazione nel tessuto dei Paesi a tradizione cristiana. Lo documentano i suoi progressi in Europa, oltre che in Africa e in Asia. Negli ultimi anni, ad esempio, da due a trecentomila francesi si sono convertiti all'islam, attirati dall'umanesimo del Corano o sedotti dal suo alto misticismo; tra di essi, personaggi di rilievo, come Roger Garaudy e Maurice Béjart"1.

Un secondo criterio, più intrinseco, può essere quello della rilevanza delle tre grandi religioni monoteistiche per l'etica medica. Le trattazioni relative documentano la particolare considerazione in cui è stata tenuta, tanto nell'islamismo quanto nell'ebraismo storici, l'arte del guarire, e la preoccupazione costante di elevare eticamente e spiritualmente lo standard dei sanitari. L'etica, in quanto disposizione interiore o virtù del sanitario, troverà sempre nelle tradizioni religiose che si ispirano a Mosè e a Maometto modelli elevati e forti impulsi ideali. «Nella Tua eterna Provvidenza – prega quotidianamente il medico religioso, secondo la preghiera attribuita a Mosè Maimonide – Tu hai scelto me per vigilare sulla vita e sulla salute delle Tue creature. Ora sto per dedicarmi ai compiti della mia professione. Sostienimi, o Dio onnipotente, in questa importante impresa, affinché io possa essere di giovamento all'umanità, poiché sen

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za il Tuo aiuto nulla potrà avere buon esito, neppure la più piccola cosa»2.

Ancora più immediato è l'apporto dell'universo spirituale cristiano alla costituzione della bioetica come disciplina. All'o- rigine del movimento impegnato a riportare i «valori umani» all'interno della pratica della medicina e delle scienze della vita troviamo soprattutto dei cristiani motivati in senso umanistico e religioso. Agli inizi degli anni '60 in America sono stati principalmente degli assistenti spirituali e cappellani di campus universitari e facoltà di medicina, di diverse confessioni religiose, a preoccuparsi della tendenza sempre più accentuata in medicina a separare il fatto tecnico da quello umano. Li affiancava uno sparuto gruppo di medici cristiani, contrari anch'essi all'e- sclusivo orientamento tecnicistico nella cura della salute. Non si limitarono a registrare l'emorragia di anima nelle professioni sanitarie, ma decisero di reagire. Nel 1968 fu fondata una «Society forhealth andhuman values» (Società per la salute e i valori umani), particolarmente sostenuta dalla Chiesa presbiteriana. La Società produsse un impegno senza pari in campo educativo, venendo a svolgere praticamente le funzioni di università specializzata, senza pareti. L'obiettivo di questo periodo pionieristico era quello di suscitare l'interesse e di stimolare progetti concreti all'interno delle scuole di medicina. Grazie alloro lavoro, si è delineato oggi un ampio consenso sul fatto che non si può formare dei buoni sanitari, trascurando l'insegnamento dei valori umani implicati nell'azione terapeutica. E mentre fino a una quindicina d'anni fa tale insegnamento formale non era contemplato in quasi nessuna scuola di medicina, ora, negli anni '80, non esiste scuola medica o infermieristica in America che non faccia posto all'etica come parte integrante del curricolo di formazione dei professionisti della sanità. La bioetica non ha, dunque, solo un legame storico con l'etica medica promossa dalle religioni della nostra tradizione culturale; anche nel più recente passato e nel presente, esistono delle interconnessioni profonde tra la riflessione filosofica nata all'interno delle scienze della vita e l'impegno umanistico condotto in nome della fede religiosa.

La morale religiosa che l'ebraismo, l'islamismo e il cristia

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nesimo elaborano per i credenti confrontati con i dilemmi che propone oggi la promozione della vita non si identifica, sic et simpliciter, con la bioetica. La differenzia il fatto fondamentale che le religioni si muovono all'interno della rivelazione divina, che propongono alla fede del credente, mentre il pensiero filosofico procede riferendosi esclusivamente a parametri razionali. Tuttavia questi due tipi di sapere normativo non sono solo posti in parallelo, senza interattività reciproca. Se la fede ha bisogno della ragione per pensare la rivelazione, il pensiero razionale, a sua volta, può ricevere dalla concezione dell'uomo, che deriva da un corpo di conoscenze rivelate, degli stimoli che gli permettono di fare dei progressi qualitativi insperati. E oggi un confronto tra la bioetica e l'etica religiosa della vita è più che mai auspicabile. Questo è il terzo motivo per cui abbiamo scelto di isolare l'insegnamento delle tre grandi religioni monoteistiche, proponendolo unitariamente come interlocutore della bioetica contemporanea.

Pur essendoci limitati a tradurre alcune voci dell'Encyclopedia of Bioethics, ci sembra di aver fatto qualcosa che merita di essere considerato più che una semplice traduzione: alla bioetica, che nasce dalla spinta verso un nuovo umanesimo nell'ambito della biologia e della medicina, abbiamo indicato, quasi segnandola con l'evidenziatore, la via percorsa dai credenti che si situano nell'ambito delle tradizioni che accettano una rivelazione di Dio nella storia. L'amore per l'uomo non si riduce per il credente al sentimento di filantropia, né il rispetto per la natura equivale a un atteggiamento mentale di gretto conservatorismo. Approfondendo le motivazioni della fede religiosa, emergono dimensioni essenziali per l'etica, in quanto le impediscono di cadere nel formalismo: l'obbedienza nella creatività; la libertà che si nutre del dono e il dono che pone limiti alla libertà; il dinamismo della vita, che, dopo aver raggiunto la soglia della persona, domanda di crescere nel «transpersonale»3. Al

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trettante provocazioni alla bioetica, o piuttosto inviti a non accontentarsi di tracciare razionalmente il confine tra il lecito e l'illecito, ma a tenere presenti le questioni più fondamentali che si pongono all'operatore che è impegnato nella difesa e nella promozione della vita, fino alla questione che sta alla radice tanto della deontologia delle professioni sanitarie, quanto dell'etica: «In nome di che cosa faccio quello che sto facendo?». Le giustificazioni dell'etica – il bene altrui, la giustizia, il dovere ecc. - hanno bisogno di essere ripensate da capo, quasi in un clima di nuova fondazione. L'etica che nasce sotto la luce perpendicolare della Parola di Dio offre lo stimolo più efficace.

Un delicato problema, che può porsi a qualche lettore, va almeno menzionato: quello del rapporto reciproco tra le grandi religioni. Chi trovasse sconcertante la presentazione in parallelo delle posizioni morali delle diverse religioni e confessioni cristiane, senza un discernimento critico a partire da una presa di posizione precisa, consideri il motivo per cui la questione della «verità» («Quale tra tutte è la religione vera?»; o ancora: «Quale, tra le diverse confessioni cristiane, è quella voluta da Cristo?») non è qui presa in considerazione. Non perché non sia legittima (anche se, bisogna ammetterlo, la preoccupazione apologetica non occupa più la centralità che aveva in passato presso i credenti e gli stessi teologi), ma perché non è congruente con la posizione universalistica, interdisciplinare e interculturale assunta dalla bioetica. Trasponendo questa osservazione in termini positivi, possiamo dire che in questa prospettiva il centro di gravitazione è la vita, in funzione della quale vengono interrogate le diverse tradizioni religiose, collocate su orbite protette da qualsiasi rotta di collisione. La questione del rapporto delle religioni con la verità resta; ma non viene considerata un problema che debba essere risolto preliminarmente e pregiudizialmente, affinché gli uomini di fede possano portare il loro contributo alla promozione della vita come valore. Analogamente, i credenti di diverse religioni possono incontrarsi in un sol luogo per pregare insieme, senza che ciò implichi una rinuncia alla questione della «verità», o l'appiattimento di tutte le religioni su un «minimo comun denominatore». L'interrogazione posta in nome della bioetica non intende trovare un «minimo comun denominatore etico» tra le grandi religioni di fede monoteista,

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né smussare le divergenze per un irenismo di maniera. Tra di esse si apre piuttosto un campo di dialogo più vasto, quando gli interrogativi in nome del Verum si accompagnano a quelli sul Bonum. Ed è il servizio alla vita, fatto in nome dell'obbedienza alla Parola, che apre questo orizzonte.

Note

1. Secondo un'inchiesta recente sui nuovi musulmani, svolta da L. ROCHER e F. CHERQAOUI, D’une foi l'autre: les conversions à l'Islam en Occident, Paris 1986, cià che attira e seduce di più i convertiti è che quest'ultima religione rivelata sia totalmente integrata nel quotidiano: si presenta come una morale e un'azione, oltre che come un sistema di credenze. Da parte delle autorità religiose islamiche c'è una preoccupazione evidente che anche la pratica della medicina sia vissuta all'ombra della fede: lo documenta il recente «Codice islamico di etica medica», approvato dalla Conferenza internazionale sulla medicina islamica tenuta nel Kuwait nel gennaio 1981. Il testo integrale si può trovare in SANDRO SPINSANTI (a cura): Documenti di deontologia e etica medica, pp. 166-186, Edizioni Paoline, Milano 1985.
2. Cfr. Documenti di deontologia..., pp. 21-23,
3. Il «movimento transpersonale», con la sua forte spinta a integrare le scienze umane con quelle della natura e a interrogare queste ultime, perché assumano la dimensione spirituale dell'uomo, costituisce un «habitat» ideale per una disciplina come la bioetica. Per una prima conoscenza dell'approccio transpersonale, cfr. KEN WILBER, Oltre i confini, tr. it., Assisi 1985. Vedi anche: STANISLAV GROF, Beyond the brain, New York 1985.

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