Biologia, medicina ed etica

Biologia, medicina ed etica

Testi del Magistero cattolico

a cura di Patrik Verspieren

Queriniana, Brescia 1987

pp. 5-10

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PRESENTAZIONE

Patrick Verspieren, noto e stimato direttore del Dipartimento di etica biomedica del Centro Sèvres, istituto di insegnamento superiore della Compagnia di Gesù a Parigi, ha redatto un'opera di cui la cultura contemporanea aveva urgente bisogno. Ha ordinato una raccolta sistematica dei principali documenti che il Magistero della Chiesa cattolica ― romano pontefice, congregazioni vaticane e singole conferenze episcopali ― ha emanato negli ultimi 40 anni in tema di bioetica. L'opera, che viene presentata ora al pubblico italiano, è più che una semplice compilazione classificatoria. Nel criterio adottato per la scelta dei documenti, nella loro disposizione, nelle note essenziali che li accompagnano si esprime una lucida concezione della bioetica, del ruolo che le compete nel dibattito culturale contemporaneo e dell'apporto specifico della Chiesa a tale riflessione. Il lettore non si lasci sfuggire l'efficacissima breve introduzione, in cui lo stesso p. Verspieren esplicita la robusta struttura concettuale che sottende la raccolta antologica dei documenti. Tutto ciò rimane valido anche per il pubblico italiano, che saprà indubbiamente apprezzare il lavoro di p. Verspieren.

Traduzione opportuna, quindi, quella intrapresa dall'Editrice Queriniana. Più che in altre analoghe imprese, tuttavia, ci rendiamo conto che una traduzione è più che un'operazione di trasposizione da una lingua all'altra. La stessa opera, inserita nel nostro tessuto culturale, acquista un rilievo diverso rispetto a quello che può avere in Francia o in qualsiasi altro Paese. Cambiano l'impatto generale che una simile raccolta di documenti può avere in Italia, l'eco di risposta che può suscitare, gli atteggiamenti con cui prevedibilmente verrà accolta.

Sulla sua necessità e sull'opportunità di una presentazione sistematica dell'insegnamento della Chiesa in materia di bioetica non è necessario spendere molte parole. Non mancano in italiano raccolte parziali dei testi del Magistero (a cominciare dalla antologia di discorsi di Pio XII sulla medicina curata da F. Angelini nel 1959, fino alla recente silloge degli

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insegnamenti di Giovanni Paolo II sui problemi etici della biologia e della medicina redatta da D. Tettamanzi); nessuna può, però, essere comparata a questa per completezza e sistematicità. Diventa perciò uno strumento di lavoro indispensabile per tutti coloro che, occupandosi di bioetica, desiderano un'informazione esauriente e di prima mano sulle posizioni ufficiali della Chiesa cattolica in merito a questi problemi. È facile prevedere che, considerata l'importanza crescente che va assumendo la bioetica nel dibattito culturale dei nostri giorni, la raccolta di Verspieren è destinata a diventare un luogo di obbligato riferimento per studiosi e professionisti dell'ambito bio-medico. Non facciamoci tuttavia illusioni: soprattutto in Italia la bioetica non è destinata a diventare un luogo di convergenze ireniche. Il pensiero cattolico suscita e continuerà a suscitare aspri confronti.

Ciò dipende dalle caratteristiche che sta assumendo in casa nostra il dibattito sui risvolti etici dei recenti progressi delle scienze biologiche e dell'applicazione delle nuove tecnologie alla medicina. Secondo un copione già ben collaudato in altri dibattiti del passato, si sta formando il duplice fronte dei 'cattolici' e dei 'laici', con la conseguente polarizzazione delle posizioni, con il sospetto sistematico rispetto a ciò che viene espresso dall'altro fronte, con il ricorso alla modalità disgiuntiva di fronte a problemi che richiederebbero, invece, il massimo impegno comune per una ricerca concertata di soluzioni. La vecchia apologetica dimostra la sua inesausta vitalità, presentandosi in nuova forma per continuare a sopraffare ogni tentativo di dialogo. È la vecchia logica degli steccati; con in più, questa volta, la drammatica gravità dei problemi che dovrebbero mobilitare le energie morali di tutti: la bioetica ha infatti per oggetto ciò che l'uomo può fare della vita, sua e degli altri viventi sul pianeta.

Non auguriamo certamente alla raccolta curata da Verspieren di venir utilizzata entro la logica riduttiva di un tale tipo di confronto ideologico, nel senso cioè di una strumentalizzazione apologetica. Tale potrebbe essere, da parte del pensiero cattolico, una ricerca di priorità oppure una comparazione rivolta a evidenziare l'inadeguatezza della bioetica laica, che non è riuscita a produrre una proposta etica in tema di intervento sulla vita così coerente e solida da poter sostenere il confronto con quella di ispirazione religiosa; d'altro lato, sempre entro la stessa logica del confronto apologetico, il pensiero laico potrebbe tendere a isolare e svalutare il contributo cattolico alla regolazione etica del progresso bio-medico, in quanto la posizione religiosa non si lascia ridurre nei termini della pura razionalità e rimane quindi un corpo estraneo entro l'ambito dell'etica che mira a costruire teorie normative.

L'approccio laico ai problemi della biologia e della medicina non contiene necessariamente un presupposto antireligioso; tuttavia è facile che, in un contesto di polemica e di rivendicazione di primati (della fede sulla ragione, o viceversa), si scivoli verso posizioni di intolleranza. Se questa modalità di confronto dovesse prevalere, il bilancio prevedi bile sarebbe quello di una

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comune sconfitta. La sfida che pone oggi all'umanità l'acquisizione della capacità di intervenire attivamente nei meccanismi stessi della vita è così radicale, che può essere superata solo da un'opera comune che mobiliti tutti, al di là delle ideologie e dei credi, valorizzando piuttosto l'apporto peculiare di ognuno.

L'invito alla collaborazione non va inteso come l'auspicio di una dissoluzione delle posizioni rispettive, in una specie di omogeneizzato culturale che ignori le specificità e le differenze. L'identità va conservata; ma l'orientamento verso un obiettivo comune permette di valorizzare ciò che è irriducibilmente specifico, a beneficio di tutti.

Nell'ambito della bioetica il polo religioso e quello laico possono operare sinergicamente. Bisogna, a tal fine, che il mondo religioso cominci col prendere atto ― senza risentimento, bensì con gratitudine ― che si è formato un pensiero relativo all'etica della vita che ha una modulazione diversa rispetto agli interventi del Magistero ecclesiastico. Questa 'bioetica laica' (se vogliamo usare, a fini pratici, questa denotazione stenografica) si costituisce come un'articolazione della filosofia pratica, estesa a un ambito di problemi che finora aveva trascurato, ritenendo che fossero rilevanti solo per la moralità individuale. Protagonisti di tale riflessione sono filosofi di professione, intellettuali, scienziati, medici. Il loro pensiero non si radica su convinzioni di fede e si ispira a orientamenti etici di natura non religiosa. La soluzione ai problemi dell'etica pratica è cercata attraverso l'uso di metodi razionali, con il ragionamento come unico strumento.

Da parte di chi si preoccupa di approfondire le conseguenze morali della fede nei comportamenti che hanno come oggetto la difesa e la promozione della vita, i 'bioetici laici' non devono essere considerati come avversari, ma piuttosto come alleati. Adottando un'espressione cara ai credenti dell'epoca in cui la Chiesa si apriva al dialogo ― anche se l'espressione, viziata da un inguaribile atteggiamento di condiscendenza, è stata con buona ragione abbandonata ― gli studiosi di bio etica possono essere visti come tipici rappresentanti degli 'uomini di buona volontà'.

Affinché tra l'etica di ispirazione religiosa e quella laica si instauri qualcosa di più che un cortese rapporto di buon vicinato, bisogna che si realizzino alcune condizioni. Una di queste è che, da parte di chi gravita nel mondo religioso, gli 'uomini di buona volontà' non vengano definiti solo negativamente ― come coloro che non hanno la fede e non si ispirano a una visione cristiana dell'uomo ―, ma positivamente: presupponendo, cioè, che gli uomini di buona volontà siano mossi da una 'volontà buona'; in altre parole, che il loro coinvolgimento per la difesa della vita umana e per la ricerca di parametri di qualità morale nei comportamenti sia considerato come onesto, sincero, attendibile.

Il movimento di pensiero che ha incominciato a preoccuparsi di ciò che l'uomo può fare della vita e propone un serio ripensamento dei comporta menti alla luce del «principio della responsabilità» (Hans Jonas) merita

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rispetto e considerazione, anche se si muove in un'orbita che non è quella aperta dalla rivelazione. Per quanto nelle indicazioni specifiche tale pensiero possa essere divergente da quello religioso, deve essere accolto come espressione di 'volontà buona' (e non svalutato paternalisticamente come segno di 'buona volontà' ...).

L'apertura di un orizzonte così ampio e differenziato di riflessione bioetica ha delle ricadute molto positive per il pensiero religioso. Fino a poco tempo fa il relativo disinteresse della filosofia per le questioni dell'intervento sulla vita umana personale ha indotto la Chiesa a un'opera di vigilanza su questo fronte. La consultazione dei documenti confluiti in questa raccolta, rispecchianti quaranta anni di insegnamento magisteriale, lo dimostra: l'eutanasia, l'interruzione della gravidanza, la rianimazione, i trapianti, la manipolazione genetica sono stati temi di insegnamento del Magistero molto prima di diventare argomento di discussione nei corsi di filosofia o nei comitati di etica. Per tutto il periodo in cui si è continuato a dare un credito illimitato alla scienza, nella fiducia che fosse in grado di risolvere tutti i problemi della sofferenza fisica senza nessun residuo passivo di natura etica, la Chiesa ha invece perseverato nel richiamare la necessità di un riferimento a valori e norme, se non si voleva smarrire l'umano. I cristiani si sono sentiti investiti di un compito di difesa della vita, e l'hanno svolto con tempestività e determinatezza.

Non si può dire che questo compito sia terminato. Tuttavia esso incombe oggi in maniera diversa. I cristiani non sono più i soli a proclamare la necessità di sottoporre l'ampia gamma del fattibile a un discernimento critico. La società è sensibilizzata sui problemi etici connessi con il progresso della biologia e della medicina e sulle condizioni necessarie affinché conservino un carattere umano; la causa della bioetica continua a fare nuovi adepti tra coloro che sono preoccupati del proseguimento dell'avventura della vita sul pianeta. Si allenta la tensione dell'emergenza, che ha indotto la Chiesa a svolgere una funzione di coscienza critica e di sentinella. I credenti possono così aprirsi a nuovi compiti. Mentre continuano, insieme ai nuovi compagni di strada, a vigilare sugli interventi abusivi e moralmente illeciti sulla vita, possono cominciare a esplorare in altre direzioni: quelle, cioè, specifiche dell'atteggiamento religioso.

Se fino ad oggi il filo conduttore dell'insegnamento della Chiesa in tema di bioetica è stato la difesa della vita in nome della persona umana, ora diventa prioritario far emergere il fondamento nascosto di tale concezione: cioè il rispetto della vita come bene al quale l'uomo è invitato a partecipare. Questo atteggiamento è tipico di ogni visione religiosa del mondo. È presente anche nel cristianesimo benché sia stato a lungo oscurato da una concezione antropocentrica che, attribuendo all'uomo una posizione centrale e privilegiata nella creazione, sembrava concedergli anche un diritto arbitrario sulle altre forme di vita.

La prospettiva religiosa apre un'altra dimensione alla bioetica, in quanto

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le indica l'orizzonte della vita come luogo in cui il divino interpella l'uomo e stabilisce un processo di comunicazione nell'Essere. È un orizzonte che vorremmo chiamare 'trans-personale'.

Sentiamo una certa riluttanza ad abbandonare il concetto di 'persona', sul quale specialmente la morale cattolica tende ad attestarsi per porre dei limiti alle indubbie prevaricazioni che avvengono in ambito bio-medico, tanto sotto la figura della terapia, quanto sotto quella della ricerca. Non si tratta però di rinnegare la persona e i suoi valori, quanto piuttosto di trascenderli.

Il punto di vista 'trans-personale' sulla vita promosso dall'esperienza religiosa si accorda con quella corrente culturale oggi emergente che ha assunto il nome programmatico di «Movimento trans-personale». Reagendo alla visione frammentaria che considera l'uomo separato dalla natura, e la natura stessa suddivisa in parti, l'istanza trans-personale promuove una visione olistica che riconosce l'unità originaria, l'interconnessione delle parti nella solidarietà, la mutua rappresentatività del tutto e delle parti, in una concezione della natura come organismo, non come meccanismo (Evelyn Merchant). Il trascendimento della separatezza e il conseguimento dell'unità, che il «Movimento trans-personale» promuove sotto il programma di riconciliazione tra scienza occidentale e saggezza antica (o philosophia perennis), è l'ambito proprio della religione, in quanto rende accessibile all'individuo l'esperienza mistica dell'appartenenza alla Vita. Questa non si presenta al credente come un bene di cui disporre (un oggetto ― un 'esso' ― su cui esercitare un dominio, anche se guidato dal principio della responsabilità), e neppure come un 'Tu', fonte di quei diritti e doveri speculari che costituiscono l'intreccio dell'etica dialogica. La figura fondamentale che nell'esperienza religiosa determina la giusta relazione con la vita è quella del rapporto 'Io - Sé' , in cui l'Io si risolve in un Tutto che, senza abolirlo, lo comprende a un livello superiore.

L'accesso a questa dimensione della vita, che si staglia al di là della 'persona' ― sintesi suprema, ma anche maschera; epifania dell'Essere, ma anche sua parziale eclissi ―, è quello mistico ed esperienziale, con il suo correlato etico costituito dall'educazione della parte pulsionale dell'uomo, che fa resistenza al processo di assimilazione del divino.

La 'bioetica' che propone la Chiesa ha qui le sue radici e il suo senso profondo nasce dall'amore della vita, che si autocelebra come pienezza in divenire. È un cammino spirituale, che implica un progressivo cambiamen- to di atteggiamento etico verso la vita, sia nel suo insieme sia nelle sue varie manifestazioni: dalla vita come possesso da difendere, in funzione dell'E- go, alla vita come festoso-tragico gioco dell'Essere. Questa concezione era ben presente in quella specie di psicoterapia iniziatica che costituiva parte integrante della mistagogia a cui nella Chiesa delle origini erano sottoposti i credenti.

Un valore esemplare in questo senso può essere attribuito agli insegnamenti

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di Evagrio Pontico, uno scrittore che ha esercitato un 'influenza dura- tura sui sistemi dottrinali dell'antropologia spirituale cristiana. Nella sua Praktiké Evagrio traccia il cammino evolutivo dal vizio della gastrimargia alla virtù dell'eucharistia. Il primo ― che sarà successivamente identificato, in modo riduttivo, col vizio capitale della 'gola' ― può essere fatto equivalere, in termini moderni, a un'organizzazione della vita umana intorno al consumo. In questo senso si può capire come il peccato originale sia stato interpretato da alcuni scrittori cristiani dell'antichità come un peccato di gastrimargia: il frutto, che simboleggia l'universo materiale e la vita che di esso si sostenta, è stato assunto come oggetto di consumo e non come luogo di comunione con l'Essere che è alla sua origine, il Creatore. C'è un modo di 'consumare' l'universo, e quindi di rapportarsi alla Vita, che è lo stato di coscienza dell'uomo ordinario ('psichico', nel linguaggio della patristica greca); e c'è un modo di 'comunicare' con la Vita che è lo stato di coscienza dell'uomo spirituale ('pneumatico'). L'iniziazione cristiana equivale per Evagrio alla progressiva liberazione dal dominio della gastrimargia ― da questo 'spirito di consumo' applicato alla Vita ― per essere capace di vivere ogni cosa nello spirito di 'azione di grazie' (eucharistia).

Se esiste una specificità irrinunciabile della bioetica di carattere religioso, questa va riferita, più che alle accurate determinazioni del lecito e dell'illecito nell'ambito delle pratiche bio-mediche, all'ancoraggio dell'etica nel processo di autorealizzazione spirituale dell'uomo. È la direzione in cui domani, ancor più di ieri e di oggi, l'etica della vita di ispirazione cristiana potrà sentirsi chiamata a svilupparsi, riconoscendo e accettando il proprio fondamento religioso: promuovere quel senso gioioso della vita, sotto il segno della finitezza ed entro l'orizzonte della chiamata alla pienezza, che è proprio di ogni esperienza mistica. La religione ritroverà così la funzione che le è connaturale: non come gendarme della moralità, con l'imposizione di limiti e divieti, ma come ispiratrice di una concezione superiore della vita.