Che cosa significa medicina narrativa

Ci capita, quando facciamo qualche ricerca su wikipedia, di ricevere il comando “Disambigua”. Perché ci sono parole che hanno più di un significato. E’ un’indicazione che possiamo applicare al termina Medicina Narrativa. Come ha efficacemente dimostrato l’editoriale del dott. Bronzetti (Corr. Sal. 18 luglio), sotto questa etichetta albergano cose diverse: dal fatto che leggere la grande letteratura (Anna Karenina …) allarga la mente e permette di essere un miglior curante alla capacità di comunicare in maniera efficace con la persona malata, instaurando una “conversazione” che è essa stessa terapia. Anche l’Istituto Superiore di Sanità si è proposto di disambiguare il concetto di Medicina Narrativa. Ha convocato una conferenza di consenso per definire che cosa sia e che comporti utilizzarla in ambito clinico-assistenziale. Gli studiosi coinvolti hanno convenuto nel definire la narrazione come “lo strumento fondamentale per acquisire, comprendere e integrare i diversi punti di vista di quanti intervengono nella malattia e nel processo di cura”. In parole semplici, ciò equivale a dire che oggi non si può fare buona medicina decidendo “per” il malato, ma “con” lui. Le parole devono fluire tra il curante e colui che riceve le cure: sia per giungere a una corretta diagnosi, sia soprattutto per avviare qual percorso di cura che è appropriato per la singola persona malata. E’ la “costruzione condivisa di un percorso di cura personalizzato”. Come si esprime il documento dell’ISS. Buona medicina secondo i criteri della moderna cultura: né più, né meno. Tu chiamala, se vuoi, Medicina Narrativa. Non è altro che la cura che si adatta a ciascuno, come un abito su misura, confezionato da un bravo sarto.

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