Come reperire le DAT

Un registro nazionale per le volontà di fine vita

Corriere Salute del 10 ottobre 2019

Fatta la legge … “trovato l’inganno”, suggeriva la cinica saggezza popolare. A quanto pare, ciò vale anche per la legge 219 del dicembre 2017, relativa al consenso informato e alla possibilità di lasciare disposizioni vincolanti rispetto ai trattamenti che si desidera o si preferisce non ricevere in caso di impossibilità di esprimere la propria volontà. Se la parola “inganno” suona troppo pesante, la si può sostituire con “boicottaggio”. Nel caso della legge sulle disposizioni anticipate di trattamento (DAT) il sistema per neutralizzare la legge è semplice: basta impedire che i dati relativi alle volontà espresse siano facilmente reperibili da parte dei medici che si trovano a prendere decisioni in urgenza.  In assenza di tali disposizioni, i trattamenti verranno decisi dai medici, “in scienza e coscienza”, ma senza le indicazioni della persona interessata.

 Ora veniamo a sapere che il sistema centralizzato a livello nazionale per rendere accessibili queste volontà non è stato ancora creato. La legge elenca dettagliatamente le modalità disponibili a chi voglia esprimere volontà anticipate: presso un notaio, negli uffici comunali e altro. Ma se non è disponibile un sistema informatico che permetta al curante di accedervi, quelle disposizioni – magari diligentemente registrate in un registro chiuso in un cassetto dell’ufficio comunale – restano come uno scritto in una bottiglia affidata alle onde. In previsione di questa incertezza nel reperirle, si è scatenata la fantasia di qualche cittadino. C’è chi si è fatto tatuare nel braccio il sito in cui reperire le proprie disposizioni. I curiosi possono trovare in rete parecchie trovate esilaranti di questo tipo. L’espediente ci ricorda i cittadini americani che si fanno tatuare sul petto la sigla DNR (“Non rianimare”). Anche a dimostrazione che il problema della reperibilità delle volontà previe non è solo italiano: lo riscontriamo anche in Paesi che hanno una più lunga tradizione di rispetto dell’autonomia della persona malata. Più seria è la app, introdotta in Inghilterra, per far rispettare le proprie decisioni di fine vita. I cittadini possono aggiungere al proprio telefonino l’app che dà accesso alla cartella “Coordinate my care”; i medici possono così conoscere le volontà del paziente e rispettarle.

Che fare, in attesa che ci si decida a rendere la legge effettivamente praticabile? Oltre all’indicazione del proprio fiduciario, anch’essa prevista dalla legge 219, rimangono le volontà autografe. Qualche giurista ironico ha suggerito di scrivere a mano le proprie DAT e di portarsele sempre appresso, per ogni evenienza. Sarebbe una forma laica di rendere attuale il “memento mori” di stampo religioso. Con l’avvertenza, soprattutto alle signore, di verificare sempre, quando cambiano la borsetta, se insieme al trucco hanno cambiato posto anche alle DAT.

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