Conflitto di interessi in medicina

Quanto tempo ci è voluto perché i medici si rendessero conto che le pratiche di cura sono insidiate da conflitti di interesse e si proponessero di controllarli?  Cento anni tondi sono intercorsi dalla prima denuncia letteraria detonata in Europa – il dramma Il dilemma del dottore di George Bernard Shaw, andato in scena nel 1906 – e il Codice deontologico dei medici italiani del 2006, che per la prima volta menziona tali conflitti nella formazione, nella ricerca scientifica, nella prescrizione terapeutica, nel rapporto con le industrie del farmaco. La pubblicazione del volume Conflitti di interesse e salute. Come industrie e istituzioni condizionano le scelte del medico (Il Mulino 2019), a firma di Nerina Dirindin e di altri autorevoli studiosi della sanità pubblica, aggiorna tale percezione e la documenta. Alle spalle ha l’intensa attività del progetto “Illuminiamo la salute”, rivolto a promuovere l’integrità nell’attività professionale di cura. Con un’avvertenza: l’intento non è scandalistico; né si tratta di puntare il dito contro i professionisti disonesti, come l’ambiguo dott. Ridgeon messo alla berlina da G. B. Shaw. Il rischio di rimanere invischiati in comportamenti inopportuni incombe su tutti, anche su persone motivate in senso ideale. Ma il conflitto di interessi non è sinonimo di disonestà: è una condizione in cui tutti possono trovarsi, in un settore fondamentalmente opaco come quello della cura. Oltre a industrie e istituzioni, anche gli interessi dei malati – in particolare quando uniscono le loro forze in associazioni attorno a determinate patologie – possono esercitare pressioni sulle scelte terapeutiche. E quindi è necessario entrare nell’area oscura in cui  far luce. Perché anche le associazioni corrono il rischio di svolgere inconsapevolmente il ruolo di promotori di un farmaco o di un esame diagnostico.

Su questo scenario di fondo prende rilievo un’iniziativa certamente lodevole: la formazione di Pazienti Esperti. Segnaliamo in particolare il corso promosso dall’associazione EUPATI (European Patient’s Academy on Therapeutic Innovation): “Patient Engagement nella ricerca e nello sviluppo di farmaci innovativi”. Anche pazienti italiani vi hanno partecipato. L’obiettivo del corso è preparare i futuri Pazienti Esperti per dialogare e collaborare attivamente con le agenzie regolatorie e le aziende farmaceutiche. Il conflitto di interessi è alimentato dai divari informativi. Perciò promuovere la formazione di cittadini, oltre che dei professionisti e degli scienziati, è un lodevole obiettivo. Così tutti gli interessi in gioco – della ricerca che crea nuovi farmaci, dei professionisti che formulano le linee guida e li prescrivono, delle istituzioni sanitarie e dei cittadini rappresentati dalle loro associazioni – possono essere “illuminati”. Le nuove strategie di cura non scendono dall’alto, ma sono il frutto di un confronto sistematico e di una composizione tra interessi diversi e contrapposti.

Aggiungi Commento