Non possiamo più evitare di fare e dare il massimo

Per una tipologia psicologica a spanne, ispirata più al senso comune che al rigore metodologico, la distinzione tra i “massimizzatori” (in inglese maximizers) e coloro che si accontentano di ciò che reputano soddisfacente (satisficers) è illuminante. Le due categorie sono state proposte per analizzare le strategie adottate per prendere le decisioni: chi si orienta verso il massimo dell’utilità e chi opta per ciò che è abbastanza buono, anche se non è l’ottimo. La distinzione corrisponde all’ esperienza quotidiana. Se passiamo in rassegna i nostri conoscenti, riusciremo facilmente a catalogarli nell’uno o nell’altro schieramento: quelli che tendono al massimo e coloro invece che si accontentano di un livello soddisfacente. Vale per tutto: per la raffinatezza dei cibi (collocando ai poli opposti gli esigentissimi gourmet e chi si accontenta di spaghetti aglio e olio…), come per le prestazioni professionali. I “massimizzatori” hanno qualche tratto in comune con i perfezionisti, anche se si muovono in un’area meno esposta a rischi di patologia. Condividono l’aspirazione a porre il più in alto possibile l’asticella delle loro pretese. E a svalutare ciò che si colloca sotto quel livello.

Ogni medico con esperienza ci confermerà che incontra quotidianamente queste due tipologie tra i malati che ricorrono ai suoi servizi. La salute per i “massimizzatori” equivale a livelli di prestazioni ottimali; per loro la cronicità è tabù: l’ideale equivale alla perfezione stessa. Diversamente da coloro che sanno soddisfarsi di una salute imperfetta, che tuttavia è carica di vita.

Se da queste categorie generali passiamo all’argomento del giorno, ovvero le misure di sicurezza per contenere l’epidemia di Covid 19, l’oscillazione tra le due posizioni si riduce. Siamo tutti invitati a diventare massimizzatori. Dobbiamo orientarci verso l’alternativa del rigore. L’”abbastanza buono” non è sufficiente: anche perché i rischi non cadono solo su chi decide di correrli, ma coinvolgono tutta la società, in particolare i più fragili e i più esposti al contagio. Obbligati a tendere al massimo, anche se abitualmente siamo più propensi ad accontentarci.

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