Parole oneste per l’ultimo tratto di strada

SANDRO SPINSANTI

Istituto Giano per le Medical Humanities, Roma.

Riassunto. Le “parole oneste” oggetto della riflessione si distinguono dalle “parole buone” con le quali spesso si cerca di risparmiare sofferenze psicologiche a chi si sta incamminando nell’ultimo tratto di vita. L’atteggiamento reticente, o francamente ingannevole, ha una lunga storia nella pratica della medicina. Malgrado il cambiamento delle regole deontologiche, ancora la “bugia pietosa” è diffusa nella nostra società: viene praticata sia dai familiari del malato che dai sanitari. Ma senza parole oneste non si può intraprendere il percorso di consapevolezza e autodeterminazione che dà forma alla fine della vita auspicabile. Compito culturale delle cure palliative è di dar forma a questo modello. L’auspicio delle parole oneste viene preso in considerazione in tre diversi ambiti: quello dei rapporti familiari e di intimità; quello delle interazioni professionali che si instaurano nel processo di cura; quello sociale, che richiede un’esplicita menzione delle risorse di welfare che permettono al malato nella fase terminale della vita di fare scelte che bilancino sia la quantità che la qualità della vita, nonché il peso che l’assistenza farà gravare sui familiari. Non si tratta semplicemente di perorare una corretta informazione, ma di promuovere una “conversazione” dove le informazioni si confrontino con i desideri e le attese della persona morente e rispettino il ruolo che ha deciso di far proprio.

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